(Jamma) - Il progetto di decreto predisposto dall?Amministrazione dei Monopoli di Stato, allo scopo di regolamentare ulteriormente il mercato del gioco lecito, e sottoposto in questi giorni all?attenzione della Commissione Europea per l?approvazione, presenta dei punti quantomeno controversi e poco chiari, in relazione alla posizione dei concessionari, i quali, secondo il testo letterale della norma, dovrebbero gestire autonomamente le piattaforme di gioco dedicate agli skill games. Sorgono spontanee alcune considerazioni, di ordine pratico e normativo. Innanzitutto la disciplina degli skill games fa riferimento unicamente a modalità di raccolta del gioco per via telematica, senza porre alcuna limitazione all?iniziativa imprenditoriale dei concessionari. Per ammettere una ipotesi di regolamentazione restrittiva, pertanto, si dovrebbe innanzitutto rinvenire una espressa delega in tal senso, da parte del Legislatore, in favore dell?Amministrazione dei Monopoli di Stato; e non pare che ciò possa ipotizzarsi, posto che nelle situazioni in cui è stata introdotta la facoltà, per l?Amministrazione, di introdurre effettivamente delle restrizioni alla libertà di iniziativa economica dei concessionari, ciò è stato chiaramente evidenziato nel testo normativo. Ogni eventuale eccesso, rispetto alla delega espressamente conferita dallo Stato, concretizzerebbe una carenza di potere, che vizierebbe l?atto di nullità e finanche di giuridica inesistenza. In secondo luogo, poiché il comma relativo alla gestione autonoma del gioco riguarderebbe (il condizionale è d?obbligo, poiché nessuna fonte ufficiale dell?Amministrazione ha confermato tale assunto) i c.d. ?totem? - ossia terminali presenti negli esercizi pubblici, collegati tramite Internet alla piattaforma di gioco del concessionario, ma non utilizzabili per altri scopi - appare evidente che, se con tale norma si intende impedire al concessionario la collocazione di tali dispositivi, l?Amministrazione dovrà chiarire altri aspetti: 1) quale risarcimento sarebbe dovuto ai concessionari che, dopo aver investito nel settore, anche in ragione dei proventi derivanti dall?utilizzo dei totem (che estendono comunque l?offerta di gioco), vedono oggi sottrarsi uno dei circuiti sul quale, comunque, hanno fatto legittimo affidamento ed hanno basato i loro business plans; 2) cosa debba intendersi per gestione autonoma, poiché anche la locazione di spazi all?interno dei locali pubblici, con conseguente gestione diretta da parte del concessionario, sarebbe sufficiente ad eludere la normativa; 3) se la gestione autonoma debba intendersi dal punto di vista fisico o logico, poiché il totem è semplicemente un terminale che non consente alcun intervento sulla piattaforma di gioco da parte dell?esercente; pertanto, dal punto di vista logico, ciascun totem è già gestito direttamente ed autonomamente dal concessionario, che semplicemente differisce il contatto con il giocatore all?interno di un esercizio pubblico anziché presso l?abitazione di quest?ultimo. Da ultimo, dovrebbe chiarire, l?Amministrazione, quale risultato intenderebbe effettivamente ottenere con tale disposizione, poiché non si comprende quale vantaggio deriverebbe alla collettività dall?aver privato gli esercizi pubblici di dispositivi che possono essere utilizzati esclusivamente per il gioco lecito; caratteristica che, certamente, non hanno gli Internet Point, sui quali, inevitabilmente, il gioco di trasferirebbe. E? superfluo evidenziare che un trasferimento del gioco a distanza negli Internet Point, disciplinati e protetti dal Codice delle Comunicazioni, in quanto opere di urbanizzazione primaria, rinvigorirebbe l?offerta di gioco non autorizzato da parte degli operatori stranieri, e quindi otterrebbe esattamente l?effetto contrario rispetto a quello che sarebbe auspicabile. Salvo che l?intera manovra non sia destinata unicamente a privare gli esercizi pubblici di un dispositivo che potrebbe entrare in concorrenza con le VideoLottery, ed in tal caso sarebbe quantomeno deprecabile il comportamento di un?Amministrazione che dimostrerebbe di non ritenere tutti i concessionari degni di pari tutela, concedendo un innegabile vantaggio a quanti hanno investito sulle VLT, in danno di quanti hanno invece preferito orientare la loro attività sul poker online, vera killer application degli ultimi mesi.